di Vincenzo Marano – 8 Luglio 2025
Il prossimo 8 agosto sarà trascorso un anno da quando Chicco Calleri ci ha salutati. Sarà un giorno in cui tanti amici e tante persone che lo hanno amato vorranno ricordarlo. Desidero anticipare di un mese le mie riflessioni e invitare, chi voglia farlo, a ripensare Chicco durante questo periodo, evitando così di concentrare tutto in un solo giorno. Chiunque lo abbia conosciuto porta dentro di sé qualcosa di lui, perché con Chicco si parlava sempre con leggerezza e profondità sul senso dell’esistenza.
Ed è la ‘Vita’ la vera protagonista della ‘Pittura’ di Chicco: “Nel discorso con me stesso la pittura ha un posto fondamentale. La mia mente conduce sé stessa sulle ali dell’arte, e con sé porta tutto quello che resta di me… Quando succede che in un momento imprevisto inizio un nuovo quadro, allora penso che questo significa ‘dipingere tutta la vita’.” (Chicco Calleri – Trattato dalla Pittura – pag.72 “Il discorso con me stesso”)

Uomo in cammino (2009 – olio su tela – cm 40 x 50)
Durante la mostra L’Aria, la terra, l’acqua, il fuoco (Siracusa, ex Convento del Ritiro 2-18 luglio 2021) abbiamo esposto due opere che, forse più di altre, testimoniano la ricerca di Chicco sull’uomo e sulla sua esistenza:
Nell’opera “Uomo in cammino” l’artista rappresenta una umanità in viaggio, ognuno verso la propria via, con la sola consapevolezza di essere parte dell’esistenza, immersi nella fluidità dell’aria e dell’acqua, ancorati alla solidità della terra, consapevoli del valore della vita e grati per aver avuto il privilegio di parteciparvi. “Lo vedo adesso. Stare in piedi lì davanti senza sapere né guardare nulla. Senza peso né leggerezza. Senza anima né vacuità. Anch’io sono così. L’uomo è il mio specchio.” (Chicco Calleri – Trattato dalla pittura – pag.95 “L’uomo”).

Il violinista esultante (2015 – tecnica mista su carta – cm 50 x 65)
Nell’opera intitolata “Il violinista esultante” il violinista esulta, trionfa, in un contesto che sembra l’esaltazione della vita stessa. Dalle pennellate veloci e solide, che si pongono le une sulle altre, emerge un turbinio di tinte calde, di rossi, che prevalgono tra lo scintillio del bianco. Il violino non suona più, ma le corde vibranti ancora spandono intorno l’eco dell’armonia, dalla quale il musicista riceve gioia. La gioia di vivere e di esistere. “Se lo sguardo dentro la vita compie interamente il suo corso. Se dall’estasi brilla l’idea. Se finalmente la possibilità ci parla di noi.”(Chicco Calleri – Trattato dalla Pittura – pag.43 “Inno alla gioia”).
All’inizio dello scorso anno stavamo discutendo ancora sulla prossima mostra, consapevoli che il tempo non ci sarebbe bastato. Lui aveva già individuato il titolo e il quadro che avremmo usato come icona dell’evento. Sarebbe stata una mostra sulla sostenibilità ambientale. Chicco mi diceva: “Tutti gli uomini sono collegati, tutte le cose che facciamo rimandano ad altri uomini. Nessuno può vivere nella sua nicchia di individualità. È un miracolo riuscire a realizzare una mostra che metta insieme il sistema culturale con il sistema industriale. Io, che appartengo al sistema culturale, sono un illuso se penso di combattere l’industria. Tu, sistema industriale, sei un illuso se pensi di dimenticarti di me. Quello che stiamo realizzando è davvero la ‘sostenibilità’. Le mie figure hanno quel senso: sono insieme agli altri, si sostengono insieme e insieme sostengono l’ambiente”.
Caro Chicco, è stata una vera gioia condividere con te una parte importante della nostra vita.
